I fumetti sono estremamente importanti per la mia generazione. Ne leggo ancora molti e ne posseggo una collezione enorme; fanno parte di me, della mia cultura, della mia formazione. Così è naturale che io sia un fan di Asterix.


Ma questo non vuol dire che farei di corsa un film tratto da un libro a fumetti. Ne ho girato uno tempo fa, era il primo film tratto dai fumetti di Lauzier dal titolo "La Course du Rat", un film di Leterrier dal titolo "Je vais croquer". Il film andò bene ma il fumetto non era lontanamente celebre quanto Asterix. È problematico interpretare personaggi così famosi. Devi ricreare gli aspetti generali, fisici, psicologici dei personaggi e poi farli tuoi, per questo motivo ho trascorso due mesi nel tentativo di trovare il look adeguato. Per me l’abito è molto importante, una volta indossato l’abbigliamento giusto, apri una piccola porta dentro di te che è la chiave per interpretare il personaggio. Ad un certo punto ti guardi allo specchio ed il personaggio ti guarda di rimando È questo il momento in cui sai di esserci riuscito. È il costume, il trucco, l’interpretazione e ciò che hai visualizzato con la tua mente che ti aiuta ad interpretare il ruolo. È una strana reazione chimica scatenata dalla combinazione di molti elementi.

Non so dire quale peso abbia ognuno degli ingredienti. Succede e basta… ad un certo punto dici "ci sono, è mio". Se si è fortunati accade il primo giorno di riprese, ma qualche volta ci vuole di più.

La questione fondamentale resta: gli attori comici recitano in modo diverso? No, non credo, penso che recitare sia un’azione spontanea. Sono le situazioni ad essere comiche, non i personaggi. I personaggi hanno difetti che possono essere molto esasperati in certe situazioni anche se i personaggi stessi rimangono del tutto naturali. La mia recitazione non è né comica né tragica, è recitazione e basta. Credo che la commedia richieda spesso un livello di energia, ritmo e sforzo fisico maggiore rispetto agli altri generi. Ad esempio ho lavorato nell’allestimento di opere di Faydeau dal titolo "La dame de chez Maxim" e "A Flea in Her Ear"; è stato splendido, ma ero esausto. In "La dame de Chez Maxim" entravamo in scena alle 8:40 e proseguivamo fino alla mezzanotte, abbiamo replicato lo spettacolo per un intero anno. Questo ti condiziona; fai dei progressi enormi, e credo che in un certo modo Asterix abbia tratto vantaggio dalle lezioni apprese con Faydeau (e con Pierre Mondy, che mi ha insegnato ad interpretare Feydeau). Obelix detiene il primato della forza fisica, Asterix, che è invece il suo mentore e la sua "guida illuminata" ha bisogno di energia, controllo e di un consistente spirito di iniziativa che non lo lascia per un minuto, d'altra parte è raro incontrare ruoli tranquilli nelle commedie.

È stato eccitante ed insolito lavorare con gli effetti speciali. È fantastico vedere quanto gli effetti speciali possano migliorare la storia. Alcune invenzioni tecnologiche danno la possibilità agli autori di esprimere la propria immaginazione con maggiore pienezza.

Pertanto gli effetti speciali non costituiscono un problema e le scenografie hanno contribuito molto: erano realistiche e realizzate con molta inventiva. C’è stato del rischio da parte di Claude Zidi ed il suo scenografo, Jean Rabasse. Penso che siano straordinari, sono capaci di dare sempre un tocco artistico alle scene. Non abbiamo tradito il fumetto, e siamo entrati nel vero cinema, la fastosità del grande schermo. Mi sentivo come se stessimo girando uno di quei film d’epoca hollywoodiani.