La formazione e l'ingresso nella politica

Cesare nacque il 13 luglio del 102 a.C. da una famiglia antica e patrizia, che, tuttavia, nello schieramento politico, era di simpatie popolari. Anch'egli mostrò presto simpatia per il partito democratico, cui fu presto legato anche da vincoli familiari (ancora giovanissimo sposò Cornelia, figlia di Cinna, luogotenente di Mario), e durante la dittatura di Silla lasciò Roma per il servizio militare in Asia Minore (81-78), non senza aver prima ricevuto un'accuratissima educazione grammaticale e letteraria. Quando tornò in patria, dovette sostenere alcune accuse di concussione mossegli contro. In questo episodio, mise in luce la propria grande arte oratoria, la freddezza e la compostezza, mostrando di essersi subito adeguato all'infuocata vita politica dell'Urbe.

Il "cursus honorum"

Nel 68 cominciò il "cursus honorum" in Spagna, come questore. Continuò poi come edile, accattivandosi il favore del popolo con grandi feste e spettacoli. Due anni dopo fu eletto pontefice massimo, la carica più alta nel sistema religioso del periodo, molto legata alla vita politica. In questi anni, fu spesso coinvolto in tribunale, per via della congiura di Catilina, che proprio in quegli anni veniva sventata. Nel 62, ottenne la carica di pretore; l'anno dopo, il governo della Spagna. In questo periodo ripudiò la seconda moglie, Pompea, perché coinvolta in scandalo con Clodio. Intelligentemente, trattò quest'ultimo con mitezza, mirando all'appoggio politico che poteva trarne dall'amicizia. Nel 60, chiese al Senato la carica di console, ma non gli fu accordata, per via del suo irriducibile nemico Catone.

Il triumvirato e la conquista della Gallia

Cesare, comunque, arrivò lo stesso al potere grazie a quella alleanza che in seguito sarà definita come "Il triumvirato": strinse cioè un accordo del tutto privato con Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso, personaggi potentissimi, scontenti anche loro dell'atteggiamento del Senato nei loro confronti. Cesare sposava, poi, in terze nozze Calpurnia, e contemporaneamente dava in sposa Giulia, la proprio figlia, a Pompeo. L'accordo portò i suoi frutti, e nel 59 fu eletto console. Da questo momento in poi, darà prova delle sue doti militari e politiche, distinguendosi e superando qualsiasi rivale: proconsole delle Gallie nel 58, ne intraprese la conquista, terminata nel 51.

La guerra civile: uomo più potente di Roma

Dopo la morte di Crasso, avvenuta nel 53, il triumvirato era stato sciolto e Pompeo sostenne che Cesare avrebbe potuto avanzare la sua candidatura a Roma soltanto dopo aver deposto l'"imperium". Cesare per tutta risposta attraversò in armi il Rubicone nel gennaio del 49, violando così la legge che vietava la presenza in Italia di magistrati che conservassero l'"imperium" di una provincia.
Ebbe ragione in Spagna delle legioni di Pompeo e affrontò Pompeo stesso sconfiggendolo a Farsalo nel 48.
Dopo la vittoria di Farsalo, Cesare ebbe l'impero a tempo indeterminato, il consolato per cinque anni e la potestà tribunizia a vita. In seguito ricevette dal Senato il titolo di "imperator". Riordinò lo stato con nuove leggi, amnistiò i propri nemici, adottò Ottaviano come successore.

La morte

Era ormai evidente per il Senato che intendeva trasmettere i suoi pieni poteri al suo erede politico e instaurare l'Impero destituendo la Repubblica. Sessanta senatori si riunirono perciò contro di lui in una congiura capeggiata da Bruto, figlio adottivo di Cesare, e Cassio. Cesare fu ucciso con ventitrè colpi di pugnale davanti alla statua di Pompeo, alle idi di Marzo del 44 a.C. Secondo la leggenda, Cesare, morente, pronunciò la celebre frase «Quoque tu, Brute, fili mi» (Anche tu, Bruto, figlio mio).

I capolavori di Cesare sono ovviamente quelli d'impianto storico, contenuti, insieme ad altri spurii, nel cosiddetto "Corpus Caesarianum"; esso comprende:

- "Commentarii de bello Gallico" o semplicemente "Bellum gallicum". Sono 7 libri, uno per ognuno dei 7 anni della guerra gallica, e cioè dalle spedizioni contro gli Elvezi e contro Ariovisto (58) alla presa di Alesia e alla sconfitta di Vercingetòrige (52). E’ opera scritta "di getto", probabilmente fra il 52 e il 51 (ma c’è anche chi pensa ad una scrittura graduale e contemporanea agli eventi), con grande equilibrio e straordinario senso della storia.

Con quest’opera, Cesare intese evidentemente reagire alle critiche degli avversari politici per i grossi sacrifici di sangue e di denaro che la guerra aveva imposto: egli presentava così ai Romani la conquista della Gallia come una necessità storica volta ad evitare che i Germani, passato il Reno, invadessero appunto quella regione, premendo pericolosamente ai confini di Roma.

- "Commentarii de bello civili" o semplicemente "Bellum civile" [47 - 46?]. Questi sono in 3 libri, e narrano i fatti degli anni 49-48 (guerra civile contro Pompeo), dal passaggio del Rubicone (genn. 49) al principio della guerra alessandrina (nov. 48). Non è affatto certo che la divisione in 3 libri risalga allo stesso autore: è possibile, infatti, che il I e il II formassero un unico libro, dato che (tenendo presente, in questa supposizione, la scansione del commentario precedente) narrano gli avvenimenti di un solo anno, il 49, mentre a quelli del 48 è dedicato il III.

- "Bellum Alexandrinum" (sull’omonima guerra, 48-47), di cui pare essere autore Irzio;

- "Bellum Africanum" e "Bellum Hispaniense", in cui scrittori di molto minore levatura, forse essi stessi generali di Cesare, narrano appunto le guerre d’Africa e di Spagna (46).